Mettere qualcosa di caldo su un ginocchio rigido è un gesto antico. Per capire cosa può fare, e cosa no, conviene separare il meccanismo dalla prova clinica. Il meccanismo è plausibile. La prova, sul ginocchio artrosico, è disomogenea e in parte deludente se si cerca una dimostrazione forte.

Cosa fa il calore ai tessuti

Nel 2004 Scott F. Nadler, Kurt Weingand e Roger J. Kruse hanno riassunto per Pain Physician la base fisiologica di freddo e calore. I due mezzi possono entrambi ridurre dolore e spasmo muscolare, ma vanno in direzioni opposte su metabolismo, flusso di sangue, infiammazione, edema ed estensibilità del tessuto connettivo. Il freddo li riduce. Il calore li aumenta.

Il calore terapeutico, scrivono, è qualsiasi applicazione che alzi la temperatura dei tessuti. Può essere superficiale o profonda, e arriva per conduzione, convezione o conversione. L'aumento del flusso porta proteine, nutrienti e ossigeno nella zona. Gli autori ricordano anche un ordine di grandezza usato in letteratura: circa un grado in più di temperatura tissutale si associa a un aumento del 10–15% del metabolismo locale. Non è una promessa di guarigione. È un modo per dire che il tessuto «lavora» di più, in entrambi i sensi, di costruzione e di smaltimento.

Nello stesso articolo c'è la parte che le schede prodotto saltano. Il calore può bruciare la pelle, in particolare in chi ha diabete, sclerosi multipla, circolazione scarsa o una lesione del midollo. Nell'artrite reumatoide il calore profondo va usato con cautela, perché l'infiammazione può aumentare. Una fascia elettrica domestica non è un forno, ma i 65–70 °C del livello alto di Motirel non sono una temperatura da dimenticare addosso. La scheda stessa consiglia sedute brevi, circa dieci minuti, su quel livello.

La Cochrane non ha assolto gli impacchi caldi

L'anno prima del lavoro di Nadler, nel 2003, Lucie Brosseau e colleghi avevano chiuso una revisione Cochrane sulla termoterapia nell'osteoartrosi del ginocchio. Dentro c'erano tre studi controllati e 179 persone, con disegni, esiti e qualità metodologica diversi. Il numero è piccolo per una domanda così comune.

La conclusione degli autori non è uno slogan da vetrina. Il massaggio con ghiaccio, rispetto al controllo, aveva un effetto favorevole su movimento, funzione e forza del ginocchio. Gli impacchi freddi riducevano il gonfiore. Gli impacchi caldi non mostravano un beneficio sull'edema rispetto al placebo o al freddo. Il ghiaccio in borsa non cambiava il dolore in modo significativo. Servivano, scrivevano, studi più ben disegnati, con un protocollo comune e più partecipanti.

Va letto per quello che è: nel 2003 le prove a favore del caldo, sull'artrosi di ginocchio, erano deboli. Citare la Cochrane solo per dire che «la termoterapia funziona» rovescia il testo. La revisione parla di caldo e di freddo, e sul caldo è cauta fino allo scetticismo per l'esito del gonfiore.

Uno studio successivo, più favorevole e più piccolo

Nel 2010 Nurcan Yildirim, Mehlika Filiz Ulusoy e Hatice Bodur hanno pubblicato sul Journal of Clinical Nursing un confronto in persone con osteoartrosi del ginocchio. Due gruppi da 23. Il controllo seguiva la terapia farmacologica indicata dal medico. L'altro aggiungeva venti minuti di calore a giorni alterni, per quattro settimane. Gli strumenti erano il questionario WOMAC e l'SF-36.

Nel riassunto, le variazioni di dolore e disabilità WOMAC differivano in modo statisticamente significativo tra i gruppi. Differenze significative comparivano anche in funzione fisica, dolore e percezione della salute generale dell'SF-36. Gli autori concludono che il calore a giorni alterni riduceva dolore e disabilità e migliorava quelle dimensioni della qualità di vita. La rigidità era tra gli obiettivi dello studio; il riassunto mette l'accento su dolore, disabilità e sulle sottoscale citate, non su un recupero della cartilagine.

È un lavoro utile e limitato. Quarantasei persone, senza mascheramento facile di un gesto come «ti scaldo il ginocchio», aggiunta a farmaci e non confronto contro un placebo di calore. Non dice nulla sulla vibrazione, sui 65 °C e sul velcro di una fascia commerciale. Dice che, in quel protocollo, venti minuti di calore un giorno sì e uno no hanno accompagnato esiti soggettivi migliori a quattro settimane.

Come usare queste tre fonti insieme

Nadler spiega perché il caldo può rilassare e perché può scottare. Brosseau impedisce di trasformare questa spiegazione in una prova già chiusa. Yildirim mostra un segnale clinico modesto, su dolore e funzione riportati dai pazienti, non sulla struttura dell'articolazione. Una ginocchiera riscaldata sta in questo intervallo: un conforto possibile, da provare con prudenza, da sospendere se la pelle soffre, da non scambiare per la cura di base dell'artrosi.

Nadler SF, Weingand K, Kruse RJ. The physiologic basis and clinical applications of cryotherapy and thermotherapy for the pain practitioner. Pain Physician. 2004;7(3):395–399. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16858479

Brosseau L, Yonge KA, Welch V, Marchand S, Judd M, Wells G, Tugwell P. Thermotherapy for treatment of osteoarthritis. Cochrane Database Syst Rev. 2003;(4):CD004522. doi.org/10.1002/14651858.CD004522

Yildirim N, Filiz Ulusoy M, Bodur H. The effect of heat application on pain, stiffness, physical function and quality of life in patients with knee osteoarthritis. J Clin Nurs. 2010;19(7-8):1113–1120. doi.org/10.1111/j.1365-2702.2009.03070.x

Nota. Testo informativo. Il livello alto della fascia Motirel, 65–70 °C, non riproduce i protocolli di questi studi. In caso di pelle fragile, sensibilità ridotta o malattia vascolare chiedete al medico prima di usare calore.